GIACOMO LERCARO

FAF00270.004Per il suo agire pienamente in ogni sua scelta venne definito “Il Cardinal senza paura”.   Il Cardinal Lercaro sostenne la necessità di una Chiesa povera per i poveri, della riforma liturgica, di una collegialità fra papa e vescovi, di una partecipazione attiva e consapevole di uomini e donne sia alla vita religiosa che alla vita sociale, di un mondo del lavoro solidale ed equo, e un nuovo confidente rapporto fra Chiesa e mondo. Un rapporto ch’egli ha perseguito con coraggio, sempre attento alle realtà di un’epoca in profondo mutamento è sempre stato alla continua ricerca del bene comune, libero di rivisitare il proprio agire qualora lo ritenesse giusto e opportuno per abbracciare i cambiamenti della Storia e diffondere al meglio il messaggio di Pace del Vangelo.

Lercaro è stato Vescovo di Bologna dal 1952 al 1968, e questo documentario vuol essere il racconto di come in quegli anni, il dialogo tra il Cardinale la città, abbia generato nuovi frutti sia nella Chiesa (portati poi da Lercaro nel Concilio Vaticano II) che nel governo della città (attraverso una maggior partecipazione alla vita pubblica dei cittadini) fino ad assumere, sia in ambito politico che in quello ecclesiale, una valenza nazionale che, seppur ancora poco indagata e solo parzialmente riconosciuta, non ha ancora finito di operare.

C.I. LERCARO doc fascismo fronte 1

Il documentario racconterà dei suoi primi cinquant’anni trascorsi a Genova, dove sposò fin da giovanissimo il desiderio di un rinnovamento liturgico e dove, durante l’epoca fascista, nascose ebrei nella sua parrocchia per salvarli dalla deportazione, e quando arrivarono i nazisti, non fece mancare il suo supporto alle attività

 

 

 

Di Lercaro si sa e si parla poco. Eppure l’avvento di Papa Francesco testimonia come le sue idee e visioni siano ancora oggi ricche di senso e significato profondo per la Chiesa. Certo è che questa sua apertura alla società lo rese tanto popolare tra i progressisti e vescovi del terzo mondo quanto impopolare tra i politici conservatori e la curia più tradizionalista, tanto da essere definito “l’insidiatore più temibile dopo l’uomo di Wittenberg (Lutero), dell’integrità, della compattezza, dell’unità della Chiesa”. Forse è proprio questa paura che l’ha resa una storia ancora poco divulgata, anche perché è una storia che ha la sua complessità, ma la necessità di capire ci interroga, e, a cinquant’anni dalla sua morte, riteniamo i tempi maturi per poter tentare di comprendere pienamente la profondità dei pensieri e delle opere di un grande uomo della nostra storia recente, che siamo certi, possono aiutarci oggi a comprendere il presente che viviamo e farci riflettere sul nostro ruolo di uomini agenti nella Storia, la nostra Storia e quella che tutti insieme scriveremo.

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